lunedì 23 maggio 2011

Pedofilia/ Scoppia il dibattito sulle dimissioni di Bagnasco. Giuseppe Morello: "Non è insensato chiederne le dimissioni"


Dopo il caso di Don Riccardo Seppia, il sacerdote arrestato a Genova per abusi sessuali su minori e spaccio di stupefacenti, su Affaritaliani.it ci si interroga se il cardinal Bagnasco debba restare o no a ricoprire la carica di vescovo della diocesi di Genova. E, dopo l'editoriale di Giuseppe Morello che chiede le sue dimissioni perché colpevole di non aver vigilato sulla diocesi, scoppia il dibattito. A rispondere è Pasquale della Torca che afferma: si confonde la Chiesa con le istituzioni laiche. L'invettiva contro il presidente della Cei è priva di senso.

di Giuseppe Morello




Non mi aspettavo che il mio editoriale su Bagnasco scatenasse tante polemiche. Ne approfitto dunque per rispondere ai lettori e a Pasquale della Torca.

Della Torca (e Nicola Benedetto, che mi ha scritto) è male informato:il Vescovo non è solo un capo spirituale, ma anche un capo laico al quale spetta il governo della sua diocesi non diversamente da un segretario provinciale di un partito. I vescovi dovrebbero essere a conoscenza di quanto accade nella loro diocesi, vengono infatti informati direttamente o indirettamente su cosa accade nelle parrocchie, specie se le voci che girano non sono proprio edificanti. Soltanto a me risultano una dozzina di casi in cui vescovi di altre diocesi hanno rimosso preti considerati “pericolosi” magari solo perché impegnati contro la mafia o perché troppo amichevoli con i loro parrocchiani.

A della Torca sfugge anche il fatto che esistono precedenti di Vescovi dimessisi (o fatti dimettere) per manifesta incapacità: quindi non è così bizzarro o insensato chiedere le dimissioni di Bagnasco.
La procura non ha eguali colpe, dal momento che non è tenuta a vigilare sui parroci, ma solo ad agire una volta appresa la notizia di reato. E in ogni caso, pur ammettendo il ritardo degli inquirenti, vale sempre un principio sacrosanto: due torti non fanno una ragione, ed è difficile assolvere Bagnasco solo perché anche un Pm si è distratto.

Tutto questo non c’entra nulla col fatto che il male sia ovunque.Questo, caro della Torca, lo sappiamo benissimo e infatti nel mio articolo non ho perso troppo tempo a indignarmi sul “pretuncolo”: che ci siano casi così è un male ma fa parte delle cose del mondo, senza per questo dover evocare le mercificazioni, la peste moderna, satana, il sesso, la droga e il rock and roll, ormai luoghi comuni che non spiegano un bel nulla.

Episodi del genere avvenivano anche quando non c’era alcuna modernità corruttrice. Il punto infatti non è don Riccardo, è Bagnasco che – come fanno notare Giorgio Busato, Alessandro Miano, Antonio Leone e gli altri lettori che mi hanno scritto - aveva gli strumenti per sapere, e non escludo che già sapesse e abbia chiuso un occhio, come già tante volte ha fatto la chiesa in passato in casi analoghi (come giustamente nota la lettrice Anna).
Bagnasco e la chiesa non possono limitarsi, come dice della Torca, a “ingoiare la vergogna”. Questo – molto a fatica, per la verità – è già stato fatto dalla chiesa e da Ratzinger. Ora si tratta di vigilare e prevenire, visto che non si tratta più di casi isolati e sporadici.


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