giovedì 26 maggio 2011

Ecco perché la Lega ha rilanciato il sistema proporzionale


bossi berlusconi

Proporzionale "mon amour". L'uscita recentissima della Lega sul sistema elettorale è caduta come un fulmine a ciel serenonell'infuocato dibattito politico alla vigilia dei ballottaggi. L'adesione calorosa dell'UDC di Casini e le avances compiaciute di una parte consistente del PD sono arrivate immediatamente. Eppure, tra lo sconcerto dei commentatori paludati, si è ben poco capito che il Bossi, politico dallo sguardo lungo e dal fiuto leggendario, tasta in anticipo il terreno per salvare un futuro al suo movimento e sottrarsi alla condanna di restare avvinghiato al tramonto del berlusconismo.
Dimostrandosi in questo tipicamente "italiano". Nella ridondante ondata celebrativa dei 150 anni dello Stato unitario ci si è infatti "dimenticati" di ricordare come il continuo pasticciare sulla legge elettorale era lo sport preferito del Parlamento e dei notabili delle prime legislature unitarie, ai tempi del "trasformismo", della "Sinistra Storica" e dei governi di Depretis e Crispi.
E il sistema elettorale è tuttora il meccanismo prediletto dalle consorterie dei partiti: smontare e rimontare il modo di votare e di eleggere in democrazia rappresentanze e relative maggioranze è altresì  fondamentale per tutelare i "nanetti" e consentire quei negoziati di potere e posti che si consumano nei sottoscala del Palazzo. Forse è vero che il "modello tedesco", con il suo sbarramento al 5 per cento, è il sistema, secondo gli studiosi non partigiani, che più si attaglia al carattere della democrazia italiana, con un suo fisiologico pluralismo delle forze, oltretutto frastagliato secondo divisioni territoriali.
Però per la Lega e per Bossi in particolare, il proporzionale ha un significato più profondo. Come è capitato di raccontare in tempi non sospetti a qui chi scrive (nella sua recente biografia sul Senatùr  per i tipi di Lindau), il Carroccio è sempre stato rigidamente proporzionalista. E' infatti  la natura profonda dei movimenti innovatori e a modo loro rivoluzionari privilegiare nella ricerca del consenso la dimensione identitaria, quella dell'appartenenza esclusiva e non costretta a "sporcarsi" nelle logiche di coalizione. Non solo: la presenza forte ma concentrata in un'area geografica ristretta consente con il proporzionale un ruolo politico ben superiore alla semplice percentuale raggiunta su base nazionale.
Bossi accettò poi a lungo il maggioritario e il bipolarismo (con il "Mattarellum" prima e il "porcellum" poi) per due ragioni. Da un lato per fare "terra bruciata al Centro" (che sarebbe stato il concorrente più pericoloso nel suo stesso tessuto sociale); dall'altro perché per il suo disegno riformatore Berlusconi era ed è stato l'unico taxi disponibile. Almeno fino ad oggi.
Il leader della Lega ha dimostrato negli anni di saper masticare la lezione di Machiavelli. E forse al vecchio leone non sfugge il consiglio dell'immortale segretario fiorentino laddove, nei Discorsi, , spiega che per far vivere a lungo qualsiasi istituzione "…è necessario ritirarla spesso verso il suo principio…".  E nel "ritorno alle origini"  il proporzionale non è per la Lega una tattica contingente quanto piuttosto una stringente necessità.

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